Milano Fashion Week: l’acqua nella filiera della moda

11 Settembre 26

Dal 22 al 28 settembre Milano ospiterà la Fashion Week dedicata alle collezioni donna Primavera/Estate 2027. Per una settimana l’attenzione si concentrerà soprattutto sul prodotto finito: collezioni, materiali, lavorazioni e nuove proposte dei marchi.

L’edizione 2026 cade in un momento in cui il quadro europeo sulla moda sta cambiando rapidamente, con nuove regole che riguardano il ciclo di vita dei prodotti tessili. Nel 2026 sono diventate applicabili nuove disposizioni previste dall’Ecodesign for Sustainable Products Regulation e, a luglio, la Commissione europea ha definito anche le modalità di attuazione del registro dei Digital Product Passport.

Le nuove regole riportano l’attenzione anche sulla fase produttiva, prima che il capo arrivi sul mercato. Una parte rilevante degli impatti ambientali si genera durante le lavorazioni necessarie a ottenere colori, finiture e caratteristiche tecniche dei materiali. In molte di queste fasi l’acqua interviene direttamente nel processo produttivo.

Prima del capo: tintura, lavaggi e finissaggio

Tintura, stampa, lavaggio e finissaggio richiedono processi molto diversi a seconda dei materiali e delle caratteristiche che si vogliono ottenere. In molte di queste lavorazioni l’acqua viene utilizzata come mezzo di processo e, una volta impiegata, porta con sé parte delle sostanze presenti nelle diverse fasi produttive.

La composizione dei reflui varia insieme alle lavorazioni. Coloranti, tensioattivi, sali e residui chimici possono rendere più complesso il trattamento; produzioni diverse nella stessa giornata possono inoltre modificare concentrazioni e caratteristiche dello scarico.

Per un’impresa tessile, la gestione dell’acqua richiede anzitutto di conoscere i flussi: dove viene impiegata, quali correnti conviene mantenere separate e in quali punti un’acqua trattata può essere compatibile con le esigenze del processo. Queste valutazioni incidono sulla configurazione dell’impianto di trattamento e sulle eventuali possibilità di recupero.

Quanta acqua c’è dietro i tessili consumati in Europa

I dati dell’European Environment Agency mostrano quanto il tema superi i confini degli stabilimenti europei. Secondo l’EEA, circa l’85% dell’acqua associata alla produzione dei tessili consumati nell’Unione europea viene utilizzata fuori dall’Europa, soprattutto nei Paesi in cui si concentrano la produzione delle fibre e molte lavorazioni tessili.

Il dato restituisce la dimensione internazionale della filiera e il peso delle fasi produttive nell’uso complessivo delle risorse.

Recupero e riuso dell’acqua vanno però valutati caso per caso. La possibilità di reimpiegare un’acqua trattata dipende dalla qualità richiesta dalla lavorazione, dalla composizione degli scarichi e dalla stabilità delle caratteristiche dell’acqua recuperata.

Scarichi industriali, un tema già presente nelle linee guida della moda italiana

Il rapporto tra produzione tessile e qualità dell’acqua non è nuovo per la moda italiana. La Camera Nazionale della Moda Italiana ha pubblicato delle linee guida dedicate ai requisiti eco-tossicologici della filiera, con indicazioni specifiche per le miscele chimiche e gli scarichi industriali delle aziende manifatturiere.

Le linee guida affiancano questo tema alle buone pratiche per l’uso delle sostanze chimiche nelle filiere produttive della moda, con un’attenzione specifica alle lavorazioni in cui caratteristiche della produzione e composizione dello scarico sono strettamente collegate.

Qualità dell’acqua recuperata, concentrazione delle correnti e variazioni di produzione possono modificare in modo significativo il carico che arriva al trattamento. Per questo le soluzioni tecniche vanno definite sulle caratteristiche reali del processo e dei reflui prodotti.

Dalla passerella alla produzione: cosa cambia nella filiera

Durante la Milano Fashion Week l’attenzione si concentra sulle collezioni e sul prodotto finito. Dietro questa parte visibile opera però una filiera manifatturiera molto più ampia, nella quale convivono produzione dei materiali, tintura, stampa, finissaggio e lavorazioni specialistiche.

Alcune delle politiche europee più recenti intervengono proprio sulla disponibilità di informazioni lungo la catena del valore. Il Digital Product Passport nasce anche per rendere accessibili dati che oggi sono spesso frammentati tra produttori, fornitori e altri soggetti della filiera.

La sua applicazione sarà progressiva e dipenderà dai requisiti stabiliti per le diverse categorie di prodotto. Per la gestione dell’acqua questo non introduce automaticamente nuovi obblighi di trattamento, ma aumenta l’attenzione sulla conoscenza dei materiali, delle sostanze impiegate e delle caratteristiche delle lavorazioni.

Nel tessile, queste informazioni aiutano anche a comprendere come si formano gli scarichi e dove esistono condizioni tecniche per intervenire sui flussi idrici senza compromettere le esigenze della produzione.

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